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Cassazione Penale – III Sez. – Ordinanza n. 46726 del 22 novembre 2013 – Reati tributari e D.lgs. n- 231/2001: Arriva alle Sezioni Unite il contrasto giurisprudenziale in tema di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente dei beni societari, nel caso della commissione di reati tributari dal legale rappresentante.

La Suprema Corte di Cassazione, affrontando la tematica del sequestro preventivo per equivalente nel caso di reato di omesso versamento IVA, ex D.lgs. n. 74/2000, commesso dal legale rappresentante di una società, si è imbattuta nell’annosa questione giuridica relativa al rapporto tra i reati tributari e l’eventuale confisca dei beni societari.

In effetti, con riferimento ai reati tributari, attualmente esiste un forte contrasto giurisprudenziale concernente la possibilità di aggredire o meno i beni societari per le violazioni tributarie commesse dal legale rappresentante della persona giuridica.

Si oscilla tra pronunce che sostengono l’applicabilità del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente sui beni dell’impresa (e non solo nel caso in cui la società sia stata creata ad hoc per farvi confluire i profitti degli illeciti fiscali) ed interventi giurisprudenziali che invece lo escludono.

In effetti, i provvedimenti che sostengono la confiscabilità affermano che, sebbene il reato tributario sia riconducibile solo al legale rappresentante, tuttavia le conseguenze patrimoniali ricadrebbero sulla società che, quindi, non può considerarsi estranea al delitto poiché comunque utilizza gli incrementi economici derivati (Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 26389 del 6 luglio 2011; Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 28731 del 19 luglio 2011; Cass. Pen, Sez. III, sentenza n. 17485 del 10 maggio 2012; Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 38740 del 4 ottobre 2012) .

Altre decisioni, di segno opposto, hanno invece sottolineato l’impossibilità di applicare il sequestro preventivo teso alla confisca per equivalente sui beni appartenenti alla società nel caso in cui si proceda per violazioni penali finanziarie del legale rappresentante, poiché gli artt. 24 e ss. del d.lgs. 231/2001 non prevedono i reati fiscali tra le fattispecie presupposto (Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 25774 del 4 luglio 2012; Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 33371 del 19 agosto 2012; Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 15349 del 3 aprile 2013; Cass. Pen., Sez. III, n. 42350, 15 ottobre 2013).

La Suprema Corte, in ragione del fatto che il contrasto sopra evidenziato non è stato superato, ha evidenziato la necessità di sottoporre la questione al vaglio delle Sezioni Unite.

Quindi, ritenendo la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 618 c.p.p. per la rimessione del ricorso alle Sezioni Unite, ha sottoposto la seguente questione: “se sia possibile o meno aggredire direttamente i beni di una persona giuridica per le violazioni tributarie commesse dal legale rappresentante della stessa“.

Download PDF CORTE DI CASSAZIONE Ordinanza n. 46726 del 22 novembre 2013