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Cassazione Penale – Sez. V – Sentenza n. 17819/2017: sulla corretta valutazione del Giudice in sede di interpretazione e applicazione della fattispecie di bancarotta fraudolenta patrimoniale

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La dott.sa Marianna Geraci, Trainee Lawyer presso Studio Legale Silvestri e Dottoranda di Ricerca in Diritto Penale presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha commentato la Sentenza n.17819 del 24 marzo 2017 emessa dalla V Sezione penale della Suprema Corte di Cassazione.

La pronuncia affronta la tematica relativa al reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, evidenzia i criteri ai quali il Giudice penale deve fare riferimento al fine di valutare la configurabilità di tale fattispecie criminosa.

 

http://www.dirittobancario.it/giurisprudenza/fallimentare-restructuring/bancarotta/corretta-valutazione-del-giudice-sede-di-interpretazione-applicazione

 

 

 

Cassazione Penale – Sez. V – Sentenza n. 13072/2017: il bilancio mendace non può integrare la condotta di bancarotta fraudolenta documentale

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La condotta del reato di bancarotta fraudolenta documentale non può avere ad oggetto il bilancio mendace poiché secondo la Suprema Corte di Cassazione non si tratterebbe né di un “libro” né di una “scrittura contabile” così come invece postulato espressamente dall’art. 216, I comma n. 2 della legge fallimentare.

In effetti, nel caso de quo l’imputato era stato condannato sia dal Giudice di primo grado che dalla Corte d’Appello per bancarotta fraudolenta documentale poiché, quale amministratore unico di una società fallita, aveva reso impossibile la ricostruzione del patrimonio societario attraverso la redazione di un bilancio d’esercizio falso.

La Suprema Corte era poi stata investita della questione dal ricorso dell’imputato che invocava la nullità della sentenza di secondo grado per vizio di motivazione in merito alla richiesta che era stata avanzata ai giudicanti di riqualificare il fatto contestato come falso in bilancio e non bancarotta fraudolenta documentale e di dimostrare, di conseguenza, che quanto posto in essere dal reo fosse stato determinante per il fallimento della società.

Gli Ermellini, accogliendo il ricorso sopra citato, il 6 marzo 2017 con la pronuncia n. 13072 hanno annullato con rinvio la sentenza emessa dalla Corte di Appello.

Secondo la Cassazione, infatti, “il reato di bancarotta fraudolenta documentale di cui all’art. 216 L.F. non può avere ad oggetto il bilancio, non rientrando quest’ultimo nella nozione di <libri> e <scritture contabili> prevista dalla norma di cui all’art. 216, comma 1°, n. 2. L.F., posto che l’art. 2214 c.c. – che è la norma che dà contenuto all’art. 216 L.F.- menziona, al comma 1°, tra i libri obbligatori, quello giornale e quello degli inventari, mentre, al comma 2°, le altre scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa, da tenere in modo ordinato assieme alle lettere, alle fatture e ai telegrammi sia spediti che ricevuti. Non menziona invece il bilancio che non può certo essere fatto rientrare tra queste ultime, di natura eventuale e condizionata a differenza del bilancio. Il bilancio serve a rappresentare la situazione patrimoniale e finanziaria della società oltre al risultato economico, sicché è da escludere che rientri nel novero rilevante per la L. Fall., art. 216.”.

Cassazione Civile – SS. UU. – Sentenza n. 1641/2017: l’azione di responsabilità contro gli amministratori della società fallita condannati per bancarotta può essere proposta dal curatore fallimentare sia in sede civile che penale

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Con la sentenza n. 1641 del 23 gennaio 2017 gli Ermellini, nella loro composizione a Sezioni Unite, si sono recentemente pronunciati sul ricorso proposto dal curatore fallimentare di una S.r.l. avverso una pronuncia della Corte d’Appello di Milano.

I Giudici di secondo grado, nel caso di specie, dovendo valutare la domanda di risarcimento danni presentata contro gli amministratori di una società fallita, condannati per bancarotta ai sensi dell’art. 444 c.p.p. e avanzata dal suddetto curatore, avevano negato a quest’ultimo la legittimazione ad agire tanto ex art. 2393 c.c. quanto ex art. 2394 c.c., non ravvisando nelle accertate condotte criminose degli organi societari gestori alcun pregiudizio alla massa creditoria.

Il curatore fallimentare, impugnava quindi tale provvedimento innanzi alla Suprema Corte di Cassazione, deducendo – tra le varie rimostranze – la violazione degli artt. 216 e 240 della L. fall., nella parte in cui gli si riconosce espressamente la legittimazione esclusiva a costituirsi parte civile nel procedimento penale, anche contro il fallito, per i reati previsti nel titolo VI della legge fallimentare e perciò anche per la bancarotta preferenziale e precisando, proprio a riguardo, come nonostante l’ammissione della propria costituzione di parte civile nel processo penale conclusosi con la condanna per gli amministratori della società de qua, in quella stessa sede la sua domanda non aveva potuto trovare spazio, stante la regola prevista in materia di patteggiamento secondo la quale, come è noto, una volta accordato l’accesso a tale rito speciale, “se vi è costituzione di parte civile, il giudice non decide sulla relativa domanda”.

In ragione della particolare importanza del quesito, i Giudici di legittimità della III Sezione civile – investiti dal ricorso – hanno rimesso l’analisi della questione alle Sezioni Unite.

Le SS. UU., pur condividendo la premessa adottata in sede di merito secondo la quale la legittimazione del curatore ad agire in rappresentanza dei creditori è limitata alle sole azioni finalizzate alla ricostruzione del patrimonio del debitore nella sua funzione di garanzia, pervengono a ben altra conclusione, affermando, invece, l’esistenza di una doppia legittimazione ad agire in capo al curatore.

Quest’ultimo – spiega la Suprema Corte di Cassazione – può proporre l’azione di responsabilità degli amministratori agendo non solo ai sensi dell’art. 2393 c.c., norma che ha natura contrattuale e che presuppone un danno prodotto alla società da ogni illecito doloso o colposo degli amministratori per violazione di doveri imposti dalla legge e dall’atto costitutivo, ma anche ai sensi dell’art. 2394 c.c., disposizione che ha invece natura extracontrattuale e come presupposto l’insufficienza patrimoniale cagionata dall’inosservanza di obblighi di conservazione del patrimonio della società; così riconoscendo, come la sua legittimazione, pertanto, oltre ad essere duplice in quanto rappresentativa, al contempo, sia degli interessi della società che di quelli dei creditori, sia altresì da considerarsi unitaria, potendo essere fatta valere sia in sede penale che civile.

Cassazione Penale – V Sez. – Sentenza n. 49789 del 10 dicembre 2013 – Reati societari e Reati fallimentari: può sussistere concorso di reati tra il delitto di omesso deposito dei bilanci e delle scritture contabili della società e la bancarotta documentale

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La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 49789/2013, ha rigettato il ricorso presentato degli amministratori di fatto e di diritto di una società in accomandita semplice dichiarata fallita.

Gli Ermellini hanno chiarito che l’obbligo di deposito delle scritture contabili vada considerato inesigibile ogni qualvolta la bancarotta documentale, semplice o patrimoniale, si concretizzi nella omessa tenuta, nella distruzione o nella sottrazione delle scritture contabili.

Invece, nel caso in cui i libri dell’azienda siano stati tenuti in maniera irregolare o incompleta, la Corte ha stabilito che il mancato deposito delle scritture contabili può concorrere con i reato di bancarotta documentale.

Infatti, “il reato di inosservanza dell’obbligo di deposito delle scritture contabili previsto dagli articoli 220 e 16 n. 3, R.D. 16 marzo 1942 n. 267, concorre con quelli di bancarotta semplice documentale, di cui all’art. 217, co, 2, I. fall., e di bancarotta fraudolenta documentale, di cui all’art. 216, co. 1, n. 2), I. fall., tutte le volte in cui la condotta di bancarotta non consista nella sottrazione, nella distruzione ovvero nella mancata tenuta delle scritture contabili, ma nella tenuta irregolare o incompleta delle stesse ovvero in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari”.

sentenza

approfondisci l’argomento leggendo l’articolo:

http://www.giurisprudenzapenale.com/puo-sussistere-concorso-tra-il-delitto-di-omesso-deposito-delle-scritture-contabili-e-la-bancarotta-documentale/

 

 

È online sulla Rivista “Filodiritto” la Nota a Cassazione Penale – Sez. VI – Sentenza n. 24493 del 5 giugno 2013, dal titolo “Bancarotta fraudolenta patrimoniale distrattiva post fallimentare: somme complessivamente eccedenti i limiti stabiliti dal giudice delegato”

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L’intervento riguarda l’annosa questione relativa all’integrazione del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale distrattiva post fallimentare delle somme pervenute al fallito per l’attività esercitata successivamente alla dichiarazione di fallimento, qualora dette somme superino i limiti determinati dal giudice delegato per il mantenimento dell’imprenditore fallito e della sua famiglia, ex art. 46, co. 1 n. 2, ed ult. co., della Legge Fallimentare.

La nota è disponibile al seguente link: http://www.filodiritto.com/bancarotta-fraudolenta-patrimoniale-distrattiva-post-fallimentare-somme-complessivamente-eccedenti-i-limiti-stabiliti-dal-giudice-delegato/#.UmEPHhAqyVE