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Cassazione Penale – Sez. III – Sentenza n. 7553/2016: Reati tributari, legittimo il sequestro preventivo del conto corrente del terzo, se il presunto evasore è titolare della delega a operare

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Con la sentenza n. 7553/16, la III Sezione Penale della Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata affermando la legittimità del provvedimento con il quale era stato disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, del conto corrente bancario intestato ad un soggetto diverso dal presunto evasore.

Nel caso concretamente esaminato dalla Suprema Corte, attinente al reato di omesso versamento di ritenute certificate ex art. 10 bis del D.Lgs. n. 74/00, il G.I.P. aveva appunto disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, anche su alcune somme di denaro conservate sul conto corrente bancario intestato ad una società estranea al procedimento penale.

Successivamente il Tribunale del Riesame aveva poi rigettato l’impugnazione presentata contro la decisione del G.I.P.

In effetti, secondo gli Ermellini, il sequestro sarebbe giustificabile in ragione dell’esistenza in capo all’evasore di un’espressa delega ad operare – peraltro in maniera incondizionata – sul conto corrente del terzo; circostanza che, di fatto, costituirebbe un chiaro indice della piena disponibilità del denaro.

Com’è noto, in effetti, affinché il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente sia ammissibile, il requisito – postulato dall’art. 322 ter c.p. ed esteso ai reati fiscali dalla legge n. 244/2007 – deve essere soddisfatto; è cioè necessario che il reo abbia la disponibilità dei beni oggetto di sequestro.

La Cassazione Penale ha quindi confermato la bontà della scelta operata dai Giudici del Riesame evidenziando proprio che “la procura speciale o delega ad operare conferita all’imputata teoricamente ha attribuito a quest’ultima un potere dispositivo illimitato sull’intero capitale depositato, non essendo per la verità neppure dedotto che una siffatta delega avesse dei limiti peculiari ovvero che le modalità concrete di esercizio di essa da parte dell’indagata fossero contenute in margini ristretti e finalizzate alle specifiche esigenze proprie del soggetto intestatario (quali il prelievo periodico di pensioni, il pagamento di imposte facenti capo alla predetta, etc.). Insomma ciò che conta è il potere di utilizzo di fatto che, nel caso di specie, secondo quanto accertato dal giudice di merito, è pieno”.

DELEGA FISCALE COMPLETATA: approvati in via definitiva gli ultimi 5 decreti attuativi della Riforma fiscale

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Il pacchetto di provvedimenti attuativi della legge delega n. 23 dell’11 marzo 2014 – avente per oggetto la materia fiscale – è giunto a completamento con l’approvazione definitiva degli ultimi cinque decreti attuativi e ha coinvolto, tra le varie aree di riforma, anche quella delle sanzioni previste per le principali fattispecie criminose presenti nel D.lgs. n. 74 del 2000.

L’intervento legislativo – che si è mosso lungo le direttrici disegnate dai pareri delle Commissioni parlamentari lo scorso giugno – da un lato prevede un inasprimento sanzionatorio per le fraudolente condotte caratterizzanti i reati di omessa presentazione della dichiarazione, di occultamento o distruzione di scritture contabili e di indebita compensazione dei crediti esistenti; dall’altro lato, invece, un trattamento più mite viene accordato a condotte ritenute meno gravi ed offensive, come provato sia dall’innalzamento delle soglie di punibilità per l’omesso versamento dell’Iva (da 50 mila a 250 mila euro), per la dichiarazione infedele (da 50 mila a 150 mila euro) e per l’omessa dichiarazione (da 30 mila a 50 mila euro), sia dall’individuazione di ipotesi di non punibilità come quella per esempio prevista per il pagamento del debito tributario prima del dibattimento per i reati di dichiarazione infedele, di omessa dichiarazione e di omesso versamento delle ritenute e dell’IVA.

E’ inoltre prevista la confisca dei beni che costituiscono il profitto di un reato contenuto all’interno del D.lgs. n. 74 del 2000 e per il quale è stata inflitta una condanna e sarà poi anche possibile affidare in custodia giudiziale agli organi dell’Amministrazione Finanziaria che ne facciano richiesta i beni sequestrati, purchè siano diversi dal denaro e dalle disponibilità finanziarie e purchè sussistano effettive esigenze operative.

La rimodulazione del sistema punitivo possiede una ratio di fondo, ossia quella di riservare l’afflittività della sanzione penale ai comportamenti fraudolenti e simulatori perchè insidiosi e dunque maggiormente pericolosi, affidando invece quelle condotte dotate di un disvalore giuridico minore all’apparato sanzionatorio amministrativo.

A rispecchiare la scelta del doppio binario sanzionatorio è l’altrettanto “doppia” entrata in vigore del provvedimento: se le disposizioni penali si applicheranno dopo gli ordinari 15 giorni decorrenti dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, quelle amministrative entreranno in vigore dal 1° gennaio 2017.

 

 

 

 

 

 

Confiscabilità dei beni societari per i reati tributari degli amministratori: la pronuncia n. 10561/2014 della Corte di Cassazione Penale a Sezioni Unite

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La discussa questione è stata finalmente sottoposta al vaglio delle Sezioni Unite Penali della Cassazione da parte della III Sezione della Corte, che era stata interessata dall’ennesimo ricorso sul punto.

In particolare è stato chiesto alle SS. UU. di dirimere l’esistente contrasto giurisprudenziale stabilendo “se sia possibile o meno aggredire direttamente i beni di una persona giuridica per le violazioni tributarie commesse dal legale rappresentante della stessa”.

La Suprema Corte si è recentemente pronunciata con la sentenza n. 10561 del 30 Gennaio 2014, depositata il 5 Marzo 2014.

In pubblicazione sul numero di Luglio di “ANDAF Magazine, la rivista dei direttori amministrativi e finanziari” dell’approfondimento dell’Avv. Serena Silvestri in materia di “La pronuncia delle Sezioni Unite sulla confiscabilità dei beni societari per i reati tributari degli amministratori“.

Cassazione Penale – III Sez. – Ordinanza n. 46726 del 22 novembre 2013 – Reati tributari e D.lgs. n- 231/2001: Arriva alle Sezioni Unite il contrasto giurisprudenziale in tema di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente dei beni societari, nel caso della commissione di reati tributari dal legale rappresentante.

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La Suprema Corte di Cassazione, affrontando la tematica del sequestro preventivo per equivalente nel caso di reato di omesso versamento IVA, ex D.lgs. n. 74/2000, commesso dal legale rappresentante di una società, si è imbattuta nell’annosa questione giuridica relativa al rapporto tra i reati tributari e l’eventuale confisca dei beni societari.

In effetti, con riferimento ai reati tributari, attualmente esiste un forte contrasto giurisprudenziale concernente la possibilità di aggredire o meno i beni societari per le violazioni tributarie commesse dal legale rappresentante della persona giuridica.

Si oscilla tra pronunce che sostengono l’applicabilità del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente sui beni dell’impresa (e non solo nel caso in cui la società sia stata creata ad hoc per farvi confluire i profitti degli illeciti fiscali) ed interventi giurisprudenziali che invece lo escludono.

In effetti, i provvedimenti che sostengono la confiscabilità affermano che, sebbene il reato tributario sia riconducibile solo al legale rappresentante, tuttavia le conseguenze patrimoniali ricadrebbero sulla società che, quindi, non può considerarsi estranea al delitto poiché comunque utilizza gli incrementi economici derivati (Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 26389 del 6 luglio 2011; Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 28731 del 19 luglio 2011; Cass. Pen, Sez. III, sentenza n. 17485 del 10 maggio 2012; Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 38740 del 4 ottobre 2012) .

Altre decisioni, di segno opposto, hanno invece sottolineato l’impossibilità di applicare il sequestro preventivo teso alla confisca per equivalente sui beni appartenenti alla società nel caso in cui si proceda per violazioni penali finanziarie del legale rappresentante, poiché gli artt. 24 e ss. del d.lgs. 231/2001 non prevedono i reati fiscali tra le fattispecie presupposto (Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 25774 del 4 luglio 2012; Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 33371 del 19 agosto 2012; Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 15349 del 3 aprile 2013; Cass. Pen., Sez. III, n. 42350, 15 ottobre 2013).

La Suprema Corte, in ragione del fatto che il contrasto sopra evidenziato non è stato superato, ha evidenziato la necessità di sottoporre la questione al vaglio delle Sezioni Unite.

Quindi, ritenendo la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 618 c.p.p. per la rimessione del ricorso alle Sezioni Unite, ha sottoposto la seguente questione: “se sia possibile o meno aggredire direttamente i beni di una persona giuridica per le violazioni tributarie commesse dal legale rappresentante della stessa“.

Download PDF CORTE DI CASSAZIONE Ordinanza n. 46726 del 22 novembre 2013

Cassazione Penale, Sentenza n. 1256/2013 – Reati tributari: inconfiscabilità dei beni societari per i reati tributari degli amministratori.

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Il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente (previsto dall’art. 19, II comma del D.lgs. 231/2001) non può essere disposto sui beni appartenenti alla persona giuridica ove si proceda per un reato tributario commesso dal legale rappresentante della società, atteso che gli artt. 24 e ss. del decreto non prevedono tali fattispecie criminose nel novero dei delitti espressamente idonei a giustificare l’adozione del provvedimento.

Salva ovviamente l’ipotesi in cui l’azienda costituisca un mero apparato fittizio utilizzato dal reo quale strumento per commettere i reati tributari; in questo caso il reato è a diretto vantaggio della persona fisica e la persona giuridica non ha una propria autonomia giuridica.