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Studio Legale Silvestri | omesso versamento iva

14 Settembre 2017 – Roma, Corte d’Appello, Aula Europa – “LA RIFORMA DEL DIRITTO PENALE TRIBUTARIO (D.LGS. 158/2015). PROBLEMI APPLICATIVI PER CONSULENTI E IMPRESE E SPUNTI DI (ULTERIORE) RIFORMA PER IL LEGISLATORE”

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L’Avv. Serena Silvestri, membro del Centro di Diritto Penale Tributario, il 14 Settembre 2017 parteciperà in qualità di relatrice all’evento in tema di “LA RIFORMA DEL DIRITTO PENALE TRIBUTARIO (D. Lgs. 158/2015). PROBLEMI APPLICATIVI PER CONSULENTI E IMPRESE E SPUNTI DI (ULTERIORE) RIFORMA PER IL LEGISLATORE” con due interventi; ad apertura dei lavori “Introduzione: molti passi avanti dalla L. 516/82 ma la strada è ancora lunga” ed a chiusura del Convegno “Conclusioni: una proposta di ultimazione del processo di riforma” 

Il convegno è gratuito ed è stato richiesto accreditamento ai fini della formazione professionale all’Ordine degli Avvocati di Roma e all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma.

L’evento sarà il punto di incontro di professionisti ed esponenti del mondo delle imprese.

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5 Novembre 2015 – Roma, Sede dell’ Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili: “IL FALSO IN BILANCIO ED IL SUO IMPATTO SUI REATI DICHIARATIVI”.

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L’Avv. Serena Silvestri, membro del Centro di Diritto Penale Tributario, il 5 Novembre 2015 parteciperà in qualità di relatrice all’evento in tema di “IL FALSO IN BILANCIO ED IL SUO IMPATTO SUI REATI DICHIARATIVI” con un intervento su “Rapporti tra falso in bilancio e D.lgs. 231”.

Il convegno gratuito, organizzato dal C.D.P.T. , è stato accreditato ai fini della formazione professionale dall’Ordine degli Avvocati di Roma e dall’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma.

L’evento, punto di incontro di professionisti ed esponenti del mondo delle imprese, sarà uno dei primi approfondimenti della recentissima riforma penale tributaria operata dal legislatore.

Convegno 5 novembre 2015 Falso in bilancio (002)

DELEGA FISCALE COMPLETATA: approvati in via definitiva gli ultimi 5 decreti attuativi della Riforma fiscale

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Il pacchetto di provvedimenti attuativi della legge delega n. 23 dell’11 marzo 2014 – avente per oggetto la materia fiscale – è giunto a completamento con l’approvazione definitiva degli ultimi cinque decreti attuativi e ha coinvolto, tra le varie aree di riforma, anche quella delle sanzioni previste per le principali fattispecie criminose presenti nel D.lgs. n. 74 del 2000.

L’intervento legislativo – che si è mosso lungo le direttrici disegnate dai pareri delle Commissioni parlamentari lo scorso giugno – da un lato prevede un inasprimento sanzionatorio per le fraudolente condotte caratterizzanti i reati di omessa presentazione della dichiarazione, di occultamento o distruzione di scritture contabili e di indebita compensazione dei crediti esistenti; dall’altro lato, invece, un trattamento più mite viene accordato a condotte ritenute meno gravi ed offensive, come provato sia dall’innalzamento delle soglie di punibilità per l’omesso versamento dell’Iva (da 50 mila a 250 mila euro), per la dichiarazione infedele (da 50 mila a 150 mila euro) e per l’omessa dichiarazione (da 30 mila a 50 mila euro), sia dall’individuazione di ipotesi di non punibilità come quella per esempio prevista per il pagamento del debito tributario prima del dibattimento per i reati di dichiarazione infedele, di omessa dichiarazione e di omesso versamento delle ritenute e dell’IVA.

E’ inoltre prevista la confisca dei beni che costituiscono il profitto di un reato contenuto all’interno del D.lgs. n. 74 del 2000 e per il quale è stata inflitta una condanna e sarà poi anche possibile affidare in custodia giudiziale agli organi dell’Amministrazione Finanziaria che ne facciano richiesta i beni sequestrati, purchè siano diversi dal denaro e dalle disponibilità finanziarie e purchè sussistano effettive esigenze operative.

La rimodulazione del sistema punitivo possiede una ratio di fondo, ossia quella di riservare l’afflittività della sanzione penale ai comportamenti fraudolenti e simulatori perchè insidiosi e dunque maggiormente pericolosi, affidando invece quelle condotte dotate di un disvalore giuridico minore all’apparato sanzionatorio amministrativo.

A rispecchiare la scelta del doppio binario sanzionatorio è l’altrettanto “doppia” entrata in vigore del provvedimento: se le disposizioni penali si applicheranno dopo gli ordinari 15 giorni decorrenti dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, quelle amministrative entreranno in vigore dal 1° gennaio 2017.

 

 

 

 

 

 

Commissione Tributaria Provinciale di Milano – Sez. XXV – Sentenza n. 3222/2015 – dichiarata la nullità di un avviso di accertamento sottoscritto da un funzionario con incarichi dirigenziali senza concorso pubblico

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Com’è noto, con la recente pronuncia n. 37/2015 (Corte-Costituzionale-sentenza-37-2015-Agenzia-Entrate), la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi gli artt. 8, comma 24 del D.L. n. 16/2012, 1, comma 14 del D.L. n. 150/2013 ed 1, comma 8 del D.L. n. 192/2014 per violazione dell’art. 97 della Costituzione che prevede, salvo i casi eccezionalmente stabiliti dalla legge, l’obbligatorietà di accedere agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni per concorso.

Tale provvedimento interessa circa 800 funzionari dell’Agenzia delle Entrate che hanno assunto un incarico dirigenziale senza fare il necessario concorso previsto ex lege.

Proprio sulla scia di tale sentenza, si è inserita la Commissione Tributaria Provinciale di Milano che, si è pronunciata dichiarando la nullità di un avviso di accertamento sottoscritto da un funzionario cui erano stati conferiti incarichi dirigenziali senza però aver superato il necessario concorso pubblico.

La questione aveva preso le mosse da un ricorso presentato avverso un avviso di accertamento ai fini Irpef, Irap e Iva e, tra i vari vizi dedotti, era stata evidenziata proprio la questione di nullità dell’atto ritenuto irregolare, in quanto sottoscritto da un soggetto a ciò non abilitato.

La CTP ha ritenuto, quale elemento idoneo a dimostrare la nullità dell’atto, l’illegittima sottoscrizione apposta in calce allo stesso.

In effetti, com’è noto, il D.P.R. n. 600/73 – c.d. testo unico sulle imposte sui redditi – prevede all’art. 42 che gli avvisi di accertamento debbano essere sottoscritti, a pena di nullità, dal un dirigente o da un soggetto delegato dal dirigente.

Nel caso di specie, l’avviso era stato firmato da un funzionario presumibilmente delegato in tal senso dal direttore provinciale.

Il ricorrente aveva quindi richiesto in giudizio che l’ufficio fornisse la prova dell’esistenza non solo del conferimento di tale delega ma soprattutto della legittimità della carriera direttiva.

L’ufficio aveva depositato la delega, ma non era riuscito a dare dimostrazione della carriera direttiva anzi era emerso che al firmatario erano stati conferiti incarichi dirigenziali senza concorso pubblico.

La commissione ha accolto quindi il ricorso, costituendo così un primo importante precedente ed aprendo la strada ad altri ricorsi probabilmente anche di chi magari abbia anche una rateizzazione in corso.

CTP Milano, sez. XXV, sentenza 31 marzo 10 aprile 2015, n. 3222

Corte Costituzionale – Sentenza n. 80 dell’8 aprile 2014 – Illegittimità costituzionale delle soglie di punibilità individuate dall’art. 10-ter del D.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 in materia di omesso versamento IVA, in relazione ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011

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La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 80 dell’8 aprile 2014, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 10-ter del D.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, nella parte in cui, in relazione ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011, punisce l’omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, per importi non superiori ad euro 103.291,38, per ogni periodo d’imposta.

Il Tribunale di Bergamo, con l’ordinanza del 17 settembre 2013, ha sollevato la questione al Giudice delle Leggi rinvenendo nell’art. 10-ter un contrasto con l’art. 3 della Costituzione, nella parte in cui prevede, in caso di omesso versamento dell’IVA, una soglia di punibilità inferiore rispetto a quelle previste dagli artt. 4 e 5 del medesimo decreto legislativo per la dichiarazione infedele e per l’omessa dichiarazione, prima delle modifiche apportate dal D.L. n. 138/2011.

A parere del Giudice di merito, infatti, la norma violerebbe il principio di eguaglianza nella parte in cui il contribuente, dopo avere presentato la dichiarazione annuale IVA, ometta poi il versamento dell’imposta. In effetti, in questo caso, applicando la normativa vigente in materia, il contribuente avrebbe di fatto un trattamento differente e peggiorativo rispetto a quello previsto per il contribuente che non presenti proprio la dichiarazione dei redditi o che presenti una dichiarazione infedele.

Secondo i giudici costituzionali “il contribuente che, al fine di evadere l’IVA, presenta una dichiarazione infedele, tesa ad occultare la materia imponibile, o non presenta affatto la dichiarazione, tiene una condotta certamente più “insidiosa” per l’amministrazione finanziaria – in quanto idonea ad ostacolare l’accertamento dell’evasione (e, nel secondo caso, a celare la stessa esistenza di un soggetto di imposta) – rispetto a quella del contribuente che, dopo aver presentato la dichiarazione, omette di versare l’imposta da lui stesso autoliquidata (omissione che può essere dovuta alle più varie ragioni, anche indipendenti da uno specifico intento evasivo, essendo il delitto di cui all’art. 10-ter a dolo generico).

In questo modo, infatti, il contribuente rende la propria inadempienza tributaria palese e immediatamente percepibile dagli organi accertatori: sicché, in sostanza, finisce per essere trattato in modo deteriore chi – coeteris paribus – ha tenuto il comportamento maggiormente meno trasgressivo“.